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Eparina Vister

FOGLIO ILLUSTRATIVO

EPARINA VISTER
5.000 U.l./ml soluzione
Eparina

COMPOSIZIONE
1 ml contiene:
Principio attivo:
eparina sodica 5.000 U.I. (150 U.I./mg).
Eccipienti:
clorocresolo, sodio cloruro, acqua per preparazioni iniettabili.

FORMA FARMACEUTICA E CONTENUTO
DELLA CONFEZIONE
Scatola con 1 flacone a tappo perforabile contenente 50.000 U.I.  di eparina sodica in 10 ml.

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA
Anticoagulante, antitrombotico.

TITOLARE A.I.C.
Teva Italia S.r.l.
Via Messina, 38
20154 Milano

PRODUTTORE
Sirton Pharmaceuticals Spa
Villa Guardia ( CO - ITALY )

INDICAZIONI TERAPEUTICHE
Profilassi e terapia della malattia tromboembolica venosa e  arteriosa.

CONTROINDICAZIONI
L’eparina sodica o calcica non deve essere usata in pazienti:
• Con accertata ipersensibilità al farmaco o a qualcuno degli  eccipienti.
• Con grave trombocitopenia.
• Nei quali non possano essere condotti ad appropriati  intervalli i test di coagulazione come il tempo di coagulazione del sangue intero e il tempo di tromboplastina  parziale attivato (APTT). Questa controindicazione si riferisce all’eparina sodica o calcica a  dosi anticoagulanti; non c’è generalmente bisogno di monitorare i parametri della coagulazione in pazienti che  ricevono eparine a dosi basse profilattiche (inferiori o uguali a 0.2 ml per 3 volte die per l’eparina  calcica o 15.000 unità die per l’eparina sodica).
• Con uno stato emorragico non controllato: qualora sia  associato a coagulazione intravasale disseminata (DIC) l'uso dell'eparina andrà valutato nello specifico contesto  clinico.
• L’anestesia loco-regionale per procedure di chirurgia elettiva  è controindicata nei pazienti che ricevono eparina a dosi anticoagulanti.
• Accidenti cerebrovascolari emorragici.
• In presenza di lesioni organiche ad elevato rischio di  sanguinamento l’uso di eparina andrà valutato nello specifico contesto clinico considerando il rapporto  rischio-beneficio nel singolo caso.
• La innocuità di impiego in gravidanza non è stata stabilita. In mancanza di dati sicuri l'eparina non deve essere usata in  gravidanza.

OPPORTUNE PRECAUZIONI D'IMPIEGO
Emorragie:
Possono avvenire in qualunque distretto dell’organismo in  pazienti che ricevono eparina sodica o calcica. Un inspiegabile calo dell’ematocrito, una caduta della pressione  arteriosa, o qualsiasi altro segno o sintomo non attribuibile ad altre cause dovrebbe far sospettare un  evento emorragico. L’eparina sodica o calcica dovrebbe essere usata con estrema cautela in patologie nelle  quali vi sia rischio di emorragie. Alcune di tali condizioni sono:
Cardiovascolari:
Endocardite batterica sub-acuta, grave ipertensione non  controllata dalla terapia anti-ipertensiva.
Ematologiche:
Condizioni associate con aumentata tendenza alle emorragie come  sindromi emofiliche o carenza di fattori della coagulazione, trombocitopenia, trombocitopatie ed alcune  porpore vascolari emorragiche (tipo malattia di Rendu-Osler).
Gastrointestinali:
Ulcera peptica, esofagiti o gastriti erosive, malattia  infiammatoria intestinale in fase attiva, altre patologie gastroenterologiche a rischio emorragico, drenaggio continuo  dello stomaco o del piccolo intestino.
Chirurgiche:
Durante e immediatamente dopo: (a) rachicentesi o anestesia  spinale o (b) interventi chirurgici maggiori a carico del cervello, della colonna vertebrale o dell’occhio. Altre: Malattie epatiche con alterazioni dei parametri della  coagulazione e/o varici esofagee o gastropatia da ipertensione portale a rischio emorragico elevato, minaccia d’aborto.
Test di coagulazione:
Quando si somministra eparina sodica o calcica a dosi  anticoagulanti, il loro dosaggio dovrebbe essere regolato con frequenti test di coagulazione. Se i test di  coagulazione sono al di sopra dell’intervallo terapeutico o se si verificano emorragie, la dose dovrebbe  essere ridotta o, se del caso, l’eparina dovrebbe essere sospesa. (Vedi paragrafo Dose, Modo e Tempo di Somministrazione). Data l’azione transitoria della eparina sodica, le prove di  emocoagulazione torneranno entro i limiti di norma nel giro di poche ore; per l’eparina calcica possono essere  necessari tempi più lunghi.
Trombocitopenia da eparina:
La trombocitopenia è una complicazione ben conosciuta della  terapia con eparina sodica o calcica e può comparire da 4 a 10 giorni dopo l'inizio del trattamento, ma  anche prima in caso di precedente trombocitopenia da eparina. Nel 10 - 20% dei pazienti può  comparire una lieve trombocitopenia (conta piastrinica maggiore di 100,000/mm3), che può restare stabile o  regredire, anche se la somministrazione di eparina è continuata. In alcuni casi invece (dallo 0,3 al 3% dei  casi) si può determinare una forma più grave (trombocitopenia da eparina di II tipo), immunomediata  caratterizzata dalla formazione di anticorpi contro il complesso eparina-fattore piastrinico 4. In questi pazienti si  possono sviluppare nuovi trombi associati con trombocitopenia, derivanti dall’irreversibile aggregazione di  piastrine indotta dall’eparina, la cosiddetta ''sindrome del trombo bianco''. Tale processo può portare a  gravi complicazioni tromboemboliche come necrosi cutanea, cancrena delle estremità che può rendere in  alcuni casi necessaria l’amputazione, infarto miocardico, embolia polmonare, stroke e a  volte morte. Perciò, la somministrazione di eparina sodica o calcica dovrebbe essere interrotta oltre che per comparsa di  piastrinopenia, anche se il paziente sviluppa una nuova trombosi o un peggioramento di una trombosi precedente. La  prosecuzione della terapia anticoagulante, per la trombosi causa del trattamento in corso o  per una nuova comparsa o peggioramento, andrebbe intrapresa, dopo sospensione dell’eparina, con un  anticoagulante alternativo. E’ rischioso l’impiego in questi casi delle eparine a basso peso molecolare per la  possibilità di cross reattività, quanto quello di una immediata introduzione della terapia anticoagulante orale  (descritti casi di peggioramento della trombosi). Quindi una trombocitopenia di qualunque natura deve essere  attentamente monitorata. Se la conta piastrinica scende al di sotto di 100,000/ mm3, o se si verifica trombosi  ricorrente, l’eparina sodica o calcica deve essere sospesa. Una conta piastrinica andrebbe  valutata prima del trattamento e di seguito due volte alla settimana per il primo mese in caso di somministrazioni  protratte.
Diminuita sensibilità all’eparina:
Una diminuita sensibilità all’eparina sodica o calcica si può  verificare nella febbre, trombosi, tromboflebite, infezioni con tendenza trombotica, stati infiammatori, a volte  in corso di infarto miocardio, cancro, carenza di antitrombina III e nei pazienti post-chirurgici. In caso di  trattamento eparinico a dosi anticoagulanti evitare la somministrazione intramuscolo di farmaci.
La presenza di clorocresolo può causare reazioni di  ipersensibilità.
Nei pazienti sottoposti ad anestesia spinale o peridurale, ad  analgesia epidurale o a puntura lombare, la profilassi con basse dosi di eparina non frazionata può essere  molto raramente associata con ematomi spinali o epidurali che possono portare a paralisi di durata prolungata  o permanente. Il rischio è aumentato dall’uso di cateteri peridurali a permanenza per infusione continua, dall’assunzione  concomitante di farmaci che influenzano l’emostasi come gli antinfiammatori non steroidei  (FANS), gli inibitori dell’aggregazione piastrinica o gli anticoagulanti, da traumi o da punture spinali  ripetute, dalla presenza di un sottostante disturbo della emostasi e dalla età avanzata. La presenza di uno  o più di questi fattori di rischio dovrà essere attentamente valutata prima di procedere a questo tipo di  anestesia/analgesia, in corso di profilassi con eparine non frazionate.
Di regola l'inserimento del catetere spinale deve essere  effettuato dopo almeno 8-12 ore dall'ultima somministrazione di eparina non frazionata (abitualmente  calcica) a basse dosi profilattiche. Dosi successive non dovrebbero essere somministrate prima che siano trascorse  almeno 2-4 ore dall’inserimento o dalla rimozione del catetere, ovvero ulteriormente ritardate o non  somministrate nel caso di aspirato emorragico durante il posizionamento iniziale dell’ago spinale o epidurale.  La rimozione di un catetere epidurale “a permanenza” dovrebbe essere fatta alla massima distanza  possibile (8-12 ore circa) dalla ultima dose profilattica di eparina eseguita in corso di anestesia.
Qualora si decida di somministrare eparina non frazionata prima  o dopo di un’anestesia peridurale o spinale, si deve prestare estrema attenzione e praticare un frequente  monitoraggio per individuare segni e sintomi di alterazioni neurologiche come: dolore lombare, deficit  sensoriale e motorio (intorpidimento e debolezza degli arti inferiori), alterazioni della funzione vescicale o  intestinale. Il personale infermieristico dovrebbe essere istruito ad individuare questi segni e sintomi. I  pazienti dovrebbero essere istruiti ad informare immediatamente il personale medico o infermieristico se si  verifica uno qualsiasi dei suddetti sintomi. Se si sospettano segni o sintomi di ematoma epidurale o spinale,  deve essere formulata una diagnosi immediata ed iniziato un trattamento che comprenda la  decompressione del midollo spinale.
Nei pazienti con precedenti anamnestici di reazioni allergiche è  consigliabile saggiare, data l'origine animale dell'eparina, la reattività del soggetto iniettando una  dose-test di 1000 unità di eparina.
Subito dopo il parto, in caso di malattie epatiche o renali,  durante il periodo mestruale, nei pazienti con catetere a permanenza, l'eparina va usata con cautela.

INTERAZIONI CON ALTRI MEDICINALI ED
INTERAZIONI DI QUALSIASI ALTRO GENERE
Anticoagulanti orali
 L’eparina sodica o calcica a dosaggio anticoagulante può  prolungare lievemente il tempo di protrombina (incremento di circa 0,5 dell'INR). Bisogna considerare questo  aspetto nella valutazione di tale parametro, soprattutto quando si procede ad embricazione della terapia  eparinica con quella anticoagulante orale. Si raccomanda grande attenzione clinico-laboratoristica  (valutazione frequente di PT e aPTT) in caso di uso combinato di eparina non frazionata a dosi anticoagulanti con  questi farmaci.
Antiaggreganti piastrinici
Farmaci come l’acido acetilsalicilico, il destrano, il  fenilbutazone, l’ibuprofene, l’indometacina, il dipiridamolo, l’idrossiclorochina o altri farmaci che interferiscono  con l’aggregazione piastrinica (che costituisce la principale difesa emostatica del paziente  eparinizzato) possono indurre sanguinamento e dovrebbero essere utilizzati con molta cautela nei pazienti  trattati con eparina sodica o calcica, soprattutto se a dosi anticoagulanti.
Altre interazioni
Digitale, tetracicline, nicotina, glucocorticoidi, penicilline,  fenotiazine, antistaminici possono parzialmente ridurre l’azione anticoagulante dell’eparina.

AVVERTENZE SPECIALI
Non è strettamente necessario, come nella terapia con  dicumarolo, seguire con esami di laboratorio la terapia eparinica; ad ogni modo basta per il controllo determinare il  tempo di coagulazione in provetta (Lee White) e non occorre la determinazione della protrombinemia.
Tenere il medicinale fuori dalla portata e dalla  vista dei bambini.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE
Secondo prescrizione medica.
Quando si somministra eparina sodica o calcica a dose  anticoagulante, il loro dosaggio dovrebbe essere determinato con frequenti test di coagulazione. Se i test di  coagulazione sono al di sopra dell’intervallo terapeutico o se si verificano emorragie, la dose dovrebbe  essere ridotta o, se del caso, l’eparina dovrebbe essere sospesa (Vedi paragrafo Opportune precauzioni d’impiego)
Azione antagonista della protamina
La protamina serve per la rapida neutralizzazione dell’attività  dell’eparina, in caso di sanguinamento significativo. La quantità richiesta dipende dal tasso ematico  di eparina somministrata e dal tempo intercorso dall’iniezione. La somministrazione di protamina deve essere  fatta in infusione lenta endovena; 50 mg di protamina neutralizzano 5.000 UI di eparina. La dose di  protamina che si deve somministrare per neutralizzare un bolo eparinico cala in proporzione al tempo  trascorso dalla somministrazione del bolo (subito dopo il bolo il 100% della dose, dopo 1 ora il 50%, dopo  2 ore il 25%).
La dose di protamina da somministrare in caso di infusione  continua di eparina è quella utile per neutralizzare le UI di eparina infuse nelle ultime 4 ore.
In caso di trattamento con eparina calcica sottocute a dose  anticoagulante si deve somministrare una dose di protamina per neutralizzare circa il 25% della ultima dose  eparinica, ripetendo tale somministrazione ogni 3 ore fino a 4 volte.

SOVRADOSAGGIO
Vedi paragrafo Dose, Modo e Tempo di Somministrazione “Azione antagonista della  protamina”.

EFFETTI INDESIDERATI
Emorragia
L’emorragia è la principale complicanza che si può verificare  durante il trattamento con eparina sodica o calcica, in particolar modo alle dosi anticoagulanti. Tempi di  coagulazione al di sopra dell’intervallo terapeutico o piccole emorragie durante la terapia possono  essere in genere risolti riducendo il dosaggio o, se del caso, sospendendo temporaneamente il farmaco. Sanguinamento  gastro-enterico o urinario durante la terapia anticoagulante possono indicare la presenza di una  sottostante lesione occulta. Il sanguinamento può avvenire in qualsiasi distretto dell’organismo ma certe specifiche  complicazioni emorragiche potrebbero essere difficili da individuare:
(a) Emorragia surrenalica, con conseguente insufficienza  surrenalica acuta è stata descritta durante terapia anticoagulante. Perciò, il trattamento va interrotto se il  paziente sviluppa segni e sintomi di insufficienza surrenalica acuta;
(b) Emorragia ovarica (corpus luteum) si è sviluppata in donne  in età fertile in terapia anticoagulante a lungo o a breve termine;
(c) Emorragie retroperitoneali;
In ogni caso di emorragia non minore la terapia eparinica andrà  interrotta ed in caso di emorragia maggiore l’eparina ancora in circolo andrà neutralizzata mediante  somministrazione di protamina (vedi paragrafo Dose, Modo e Tempo di Somministrazione “Azione  antagonista della protamina”).
Reazioni locali
Irritazione locale, eritema, lieve dolore, ematoma o ulcerazione  possono seguire ad una somministrazione sottocutanea di eparina. Queste complicazioni sono molto più  comuni dopo somministrazione intramuscolare, per cui quest’ultimo uso è assolutamente da  evitare, anche occasionalmente.
Ipersensibilità
Come manifestazioni più comuni sono state riportate reazioni  generalizzate da ipersensibilità con brividi, febbre, e orticaria e, più raramente asma, rinite, lacrimazione,  nausea e vomito, shock.
Trombocitopenia
Sono stati riportati casi di trombocitopenia in pazienti che  ricevevano eparina sodica o calcica. (Vedi paragrafo Opportune  precauzioni d’impiego). Sebbene sia lieve e  clinicamente non significativa è talvolta accompagnata da gravi complicazioni trombotiche e/o emboliche.  Dopo terapia a lungo termine con dosi alte si sono verificati casi di osteoporosi.
Raramente sono stati anche riportati: necrosi cutanea,  soppressione della sintesi di aldosterone, alopecia ritardata transiente, priapismo, iperlipidemia di rimbalzo alla  sospensione della terapia.
Sono stati riportati anche rari casi di aumento delle  transaminasi.
Non è stata finora dimostrata alcuna specifica tossicità  dell'eparina.
Comunicare al medico o al farmacista qualsiasi effetto  indesiderato non descritto nel presente foglio illustrativo.

SCADENZA E PRECAUZIONI PARTICOLARI
PER LA CONSERVAZIONE
La data di scadenza riportata sulla confezione si riferisce al  prodotto in confezionamento integro, correttamente conservato.
Attenzione: non utilizzare il medicinale dopo la data di  scadenza indicata sulla confezione.
Non disperdere nell’ambiente dopo l’uso. Utilizzare per l’eliminazione  gli appositi contenitori per la raccolta differenziata dei farmaci.

DATA DELL'ULTIMA REVISIONE DA PARTE DELL’AGENZIA  ITALIANA DEL FARMACO:
Giugno  2012