• Teva titolo pagina

F.A.Q.

Cos’è farmaco un biotecnologico?
I farmaci biotecnologici sono farmaci ottenuti mediante la tecnologia del DNA ricombinante e sono stati introdotti nella pratica clinica a partire dagli anni Ottanta. Questi farmaci sono prodotti usando microrganismi modificati mediante l'ingegneria genetica, in modo tale da ottenere sostanze che normalmente non possono essere sintetizzate. Si tratta cioè di proteine originate da linee cellulari geneticamente modificate, in grado di trascrivere la proteina di interesse farmacologico che, una volta purificata, può essere utilizzata per la somministrazione nell'uomo.

Cos'è un farmaco biotecnologico biosimilare?
Quando il farmaco biotecnologico è giunto alla scadenza del brevetto può essere riformulato anche da altre aziende farmaceutiche: l’ente regolatorio europeo EMA (European Medicines Agency) ha identificato un percorso di autorizzazione all'immissione in commercio complesso, che comprende studi pre-clinici e clinici su ampie numeriche di pazienti.
Il termine "Biosimilare" quindi è un concetto regolatorio, non identifica una classe di farmaci, ma l’iter registrativo che il farmaco segue per poter essere sviluppato e autorizzato all’immissione in commercio. I farmaci biotecnologici biosimilari sono sviluppati con biotecnologie similari a quelle dell’originatore che hanno dimostrato e documentato efficacia, sicurezza e qualità comparabili.

Un farmaco biotecnologico biosimilare può essere definito il generico di un farmaco biotecnologico?
No, perché un farmaco biotecnologico biosimilare ha qualità e caratteristiche ‘biologiche’ determinate dalle materie prime utilizzate e dal processo di produzione. È quindi un sistema prodotto da cellule viventi, molto più complesso di un farmaco di sintesi, che è prodotto attraverso reazioni chimiche in condizioni facili da controllare e riprodurre.
Per determinare la similarità di un farmaco biotecnologico biosimilare rispetto all’originatore è necessario il ricorso alle sperimentazioni precliniche e cliniche su pazienti, dimostrando efficacia e sicurezza comparabile.
Per l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco generico vengono effettuati studi di bioequivalenza.

Per l’autorizzazione all’immissione in commercio, l’approccio generico è scientificamente adeguato per i farmaci biotecnologici biosimilari?
No. Data la complessità dei farmaci biotecnologici, viene eseguito l’approccio basato sull’esercizio di comparabilità col farmaco originatore, comprendente sperimentazioni precliniche e cliniche.

Quali controlli garantiscono la massima qualità del farmaco biotecnologico biosimilare?
Le peculiarità dei farmaci biotecnologici hanno indotto le agenzie regolatorie a non allineare i farmaci biotecnologici biosimilari ai farmaci generici, ma a richiedere, per l’autorizzazione all’immissione in commercio, anche studi clinici di efficacia e sicurezza comparativi con il prodotto originatore e una fase di farmacovigilanza attiva post-marketing. In Europa, l’EMA ha creato delle Linee Guida che regolano ciascun passaggio del complesso iter che porta all’approvazione del farmaco, garantendo la qualità di tutto il processo produttivo e limitando al minimo ogni eventuale rischio di immunogenicità.

Esistono delle linee guida per l’autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci biotecnologici biosimilari?
Le linee guida europee per l’autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci biotecnologici biosimilari sono 4, di cui una è specifica a ciascuna molecola:

1) Linea Guida di base, che definisce il concetto di biosimilare e stabilisce i requisiti generali per l’autorizzazione.

2) Le condizioni vincolanti per dimostrare la qualità dei biosimilari sono contenute in una seconda Linea Guida, comprendente i criteri necessari per la produzione e i metodi analitici impiegati per dimostrare le caratteristiche chimico-fisiche, l’attività biologica e la presenza di eventuali impurità.

3) La terza Linea Guida punta l’indice sugli studi preclinici e clinici. Gli studi preclinici comprendono, tra l’altro, studi sul legame del farmaco proteico al proprio recettore, studi sugli animali, sugli effetti farmacodinamici e studi tossicologici. In questi studi devono essere dimostrati la distribuzione e il catabolismo del principio attivo nel sangue e nei tessuti, in costante confronto con il prodotto di riferimento.

4) Data la complessità dei farmaci biotecnologici, l’EMA ha stilato specifiche linee guida per i singoli prodotti, che rispecchiano le peculiarità di ciascuno di essi.
Oltre gli studi di Fase I sono richiesti dall’EMA studi randomizzati di Fase III che vengono eseguiti sempre in confronto con l’originatore. In base alle patologie da trattare e al tipo di biofarmaco, questi studi possono anche richiedere l’arruolamento di migliaia di pazienti.

I farmaci biotecnologici biosimilari hanno vantaggi rispetto ai farmaci originatori?
I vantaggi sono diversi, a partire da quello economico: dato il loro costo inferiore, i farmaci biotecnologici biosimilari potrebbero consentire un risparmio medio di almeno il 30% rispetto al medicinale originatore.
Poiché i farmaci biotecnologici biosimilari sono soprattutto farmaci ospedalieri, si prospetta un risparmio significativo per il sistema sanitario nazionale. Per dimostrare questo punto basta l’esempio di un solo farmaco, il filgrastim. Se in Italia si usasse la stessa quota di biosimilari del filgrastim usata in Germania, cioè il 30%, il servizio sanitario potrebbe risparmiare almeno 15 milioni di euro ogni anno, mentre oggi, per la scarsa penetrazione dei biosimilari, il risparmio generato è inferiore a 2 milioni di euro (fonte dati Assogenerici). I farmaci biotecnologici biosimilari liberano delle risorse e rappresentano oggi un’enorme opportunità sia per l’accesso di un numero più elevato di soggetti alle terapie più innovative sia per la sostenibilità economica dei sistemi sanitari.
Altro vantaggio riguarda la qualità. Rispetto agli originatori, i farmaci biotecnologici biosimilari sono farmaci più ‘moderni’, poiché il loro processo di produzione si avvale delle esperienze scientifiche e tecnologiche di almeno 20 anni di innovazione rispetto alle metodiche in uso quando il farmaco originale è stato messo a punto. Questo aspetto potrebbe addirittura dare origine a farmaci con nuove qualità cliniche rispetto agli originali.
Nonostante i vantaggi dell’impiego dei farmaci biotecnologici biosimilari siano evidenti, il loro impiego oggi è ancora limitato, così come è sottovalutata la grande potenzialità di risparmio per il servizio sanitario nazionale. Il motivo dello scarso utilizzo di questi farmaci è a volte causato da resistenze non giustificate legate al dubbio che essi possano garantire lo stesso profilo di qualità, efficacia e sicurezza rispetto al farmaco di riferimento. Dubbi derivati, il più delle volte, da una scarsa informazione su questo tema.

Perché un farmaco biotecnologico biosimilare può costare fino al 30% in meno del farmaco originatore? La qualità è inferiore?
Rispetto agli originatori, i farmaci biotecnologici biosimilari sono farmaci più ‘moderni’, poiché il loro processo di produzione si avvale delle esperienze scientifiche e tecnologiche di almeno 20 anni di innovazione rispetto alle metodiche in uso quando il farmaco originale è stato messo a punto. Queste metodiche ‘moderne’ permettono un contenimento dei costi, pur mantenendo la qualità del farmaco.

Quali farmaci biotecnologici biosimilari sono già disponibili in Italia? Sono utilizzati?
A livello europeo, e dunque anche in Italia, oggi sono presenti sul mercato biosimilari di eritropoietina, utilizzata per aumentare i globuli rossi nei pazienti affetti da anemia associata a insufficienza renale cronica o alla chemioterapia per i tumori solidi; di ormone della crescita, utilizzato per il deficit di ormone della crescita nell’adulto; e del fattore di crescita emopoietico, filgrastim, indicato per trattare la riduzione di globuli bianchi conseguente alla chemioterapia o alle terapie che precedono il trapianto di midollo osseo in pazienti oncologici, oltre ai casi di neutropenia congenita (carenza di globuli bianchi) e nel trattamento di supporto ai pazienti affetti da virus HIV.

I farmaci biotecnologici biosimilari possono essere utilizzati in pazienti di nuova diagnosi (“drug naive”)?
Sì, non vi sono motivi per consigliare cautela nell’adottare i farmaci biotecnologici biosimilari, come affermato da EMA e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite e documentate dalle autorità regolatorie europee (EMA).

Cosa prevede la legislazione italiana a proposito dei farmaci biosimilari?
Attualmente non è stata definita una legislazione esaustiva che regolamenti il ricorso ai biosimilari da parte delle strutture afferenti al Sistema Sanitario Nazionale. In particolare, è in corso un dibattito presso la Commissione Sanità del Senato al fine di definire la normativa in base alla quale regolamentare le gare pubbliche di acquisto di farmaci biotecnologici biosimilari.
La problematica più spinosa riguarda il riconoscimento dell’ equivalenza terapeutica tra biosimilare e biotecnologico, aspetto, questo, esplicitamente dichiarato dagli organismi scientifici di approvazione dei farmaci ossia l’ EMA e l’AIFA in Italia, ma non ancora recepito a livello legislativo.
Secondo le indicazioni dell’EMA-Agenzia europea del farmaco, l’efficacia, la sicurezza e la qualità dei farmaci biosimilari, per specifica indicazione terapeutica, è pari a quella dei farmaci di riferimento. L’AIFA- Agenzia Italiana del Farmaco ha dichiarato che per i pazienti mai trattati in precedenza o naive non si giustifica alcuna prudenza prescrittiva in merito ai requisiti di sicurezza ed efficacia.
Se l’equivalenza terapeutica venisse riconosciuta anche a livello legislativo, avrebbe come diretta conseguenza l’apertura alle gare ospedaliere di acquisto di farmaci biotecnologici anche ai biosimilari che, come è noto costano anche il 30% in meno rispetto ai farmaci originatori.
I vantaggi per le casse del Sistema Sanitario sono evidenti, poiché si aprirebbe la concorrenza anche in questo settore. A riconoscimento di questo principio, di recente (Marzo 2011), l’Antitrust ha inviato una segnalazione in Parlamento per dichiarare contrarietà nei confronti del Ddl 1875 (presentato dai senatori Tomassini, Cursi, de Lillo) attualmente all’esame della Commissione Igiene e Sanità del Senato, secondo il quale si dovrebbe escludere per legge l’equivalenza terapeutica di Biosimilari e Originatori.
In attesa di decisioni univoche a livello centrale, alcune Regioni si sono mosse al fine di favorire l’utilizzo di questi farmaci a livello locale. 
In particolare, la Campania, alla luce delle evidenze di equivalenza terapeutica dichiarate dall’EMA sui biosimilari e biotecnologici originatori, ha emanato due provvedimenti (Decreto 15/2009 e 44/2010), al fine di favorire l’uso dei farmaci biosimilari per un obiettivo di risparmio medio per costo terapia di almeno il 40%.
In merito alle Regione Toscana, in riferimento alle eccezioni avverse alla Delibera della Giunta Regionale (n. 592 del 7 giugno 2010), il Tar ha confermato come nei processi di acquisto di farmaci biotecnologici bisogna garantire sia l’esigenza concorrenziale attraverso una gara pubblica con confronto competitivo tra i vari produttori, sia la continuità terapeutica per i pazienti già in trattamento e, infine, la libera scelta del medico di prescrivere un farmaco diverso da quello risultato aggiudicatario della gara, qualora esigenze specifiche lo richiedano (cfr. Tar Toscana, sentenze nn. 6702-6703/2010).

(fonte Assogenerici)