La salute passa dalle ossa

Di Marzia L.Pacifici

Evitare o limitare i danni causati dall’osteoporosi è possibile, con controlli periodici e adottando stili di vita salutari, a partire da alimentazione e attività fisica. Con un occhio di riguardo anche ai livelli di vitamina D

Invecchiare è l’unico modo che conosco per non morire giovane” scriveva Daniel Pennac. Di sicuro, però, è importante anche come si invecchia, così da evitare i possibili acciacchi, tra i quali ce n’è uno che rimane a lungo silente, fino a che non provoca un patatrac, letteralmente un patatrac: è l’osteoporosi, che per chi ne soffre aumenta di molto il rischio di fratture, anche per traumi minimi.

Per evitare o contenere l’osteoporosi entro limiti non pericolosi bisogna ricordare che l’osso è un tessuto vivo, in costante ricambio, soggetto a creazione di componenti cellulari sempre nuovi e distruzione di quelli vecchi. Il primo processo è dominante nell’infanzia e nella fase della crescita, ma poi tende a rallentare e stabilizzarsi; con il procedere degli anni, poi, le cellule ossee che producono la sostanza più dura dell’osso (detta matrice) perdono efficienza, e si rischia che prenda il sopravvento il secondo processo, il “riassorbimento” osseo.

Il calo di efficienza è legato in primo luogo alla diminuzione degli ormoni sessuali, ma non solo. Il legame con gli ormoni sessuali è molto chiaro nelle donne, che possono iniziare a soffrire di osteoporosi dopo la menopausa, ma interessa anche molti uomini. Secondo l’Istituto superiore di sanità, in Italia ne è affetto il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni.

Per sapere se si è a rischio di osteoporosi o se già se ne soffre, basta un esame innocuo e non invasivo: la mineralometria ossea computerizzata (Moc), che valuta la densità della massa ossea e, dunque, la sua resistenza. L’integrazione alimentare e vitaminica ed eventuali terapie ormonali possono rappresentare percorsi utili per ridurre l’impatto dell’osteoporosi. È bene però ricordare che, come per tutti i disturbi e/o cronicità, sarà sempre il medico a consigliare eventuali esami e terapie da intraprendere.

L’importanza degli stili di vita

Per fortuna, il metabolismo osseo è condizionato anche da fattori su cui è facile agire, ma chiaramente, come sempre, costanza e buona volontà non devono mancare: parliamo dei fattori legati allo stile di vita, come un’alimentazione ricca dei nutrienti necessari e l’attività fisica che stimola la deposizione di nuova matrice ossea.

Perché si crei nuovo osso servono, infatti, la “materia prima” e il “macchinario” per deporla: la prima è il calcio, che possiamo assumere con alimenti che ne sono ricchi, come, per esempio, latte e latticini, frutta secca (come le mandorle), ortaggi a foglia verde (come spinaci, radicchio verde etc.), grano saraceno, ma è importante anche l’acqua, che deve avere un contenuto medio di sali minerali.

Il macchinario che fa il lavoro, cioè la vitamina D, permette poi di fissare il calcio nelle ossa. In teoria, non sarebbe necessario assumerla con l’alimentazione, dato che il corpo può sintetizzarla quando ci si espone al sole, ma oggi passiamo gran parte del tempo al chiuso, con un’illuminazione artificiale che non ne permette la sintesi. Risultato: il 70% della popolazione italiana soffre di una qualche carenza di vitamina D (dati di Fondazione Umberto Veronesi). Dunque bisogna procurarsela in altro modo: con la dieta (ne sono ricchi sardine, salmone, uova e olio di fegato di merluzzo) o ricorrendo a integratori alimentari, sempre dopo averne parlato con il proprio medico.

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